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C. 01/01/19904.6.6. Protezione contro le lesioni meccaniche Le condutture e gli apparecchi esposti al pericolo di prevedibili lesioni meccaniche devono essere adeguatamente protette. 4.6.7. Protezione contro i fulmini In generale non è da ritenere necessaria la protezione dei sostegni contro i fulmini. La protezione è richiesta in casi particolari quando il rischio sia da considerare non trascurabile, ad esempio per la contemporanea presenza dei seguenti elementi: - probabile permanenza di numero elevato di persone nelle immediate vicinanze del sostegno; - sostegni con rilevante altezza fuori terra. La protezione dei sostegni contro i fulmini, ove necessaria, si effettua in base alla Norma CEI 81-1 (art. 4.3.13 Norma CEI 64-7). Tenendo conto della notevole altezza, la protezione contro i fulmini è in genere necessaria per le torri-faro. 4.6.8. Scelta del grado di protezione dei componenti contro la penetrazione dei corpi solidi e dei liquidi (art. 4.4.04 Norma CEI 64-7) Il grado minimo di protezione dei componenti deve essere: a) per i componenti installati a meno di 3 m dal suolo: IP 43; b) per i componenti interrati: IP 57; c) per i componenti installati a 3 m o più dal suolo: IP 23 se destinati a funzionare sotto la pioggia - IP 22 in caso contrario; d) per il vano in cui è montata la lampada degli apparecchi di illuminazione dotati di coppa di protezione: IP 54. Gradi di protezione più severi sono necessari nel caso di esigenze particolari, ad esempio per manutenzione che preveda l'impiego di getti d'acqua, in caso di luoghi molto polverosi ed inquinati e dove si possono avere spruzzi d'acqua marina. 4.6.9. Protezione contro la corrosione dei materiali ferrosi (art. 4.4.05 -Norma CEI 64-7) La protezione contro la corrosione dei materiali ferrosi deve essere prevista mediante zincatura a caldo o verniciatura od altro sistema di almeno pari efficacia. Il controllo si effettua: - per i materiali zincati, con le prove prescritte dalla Norma CEI 7-6; - per gli altri materiali, con i metodi di prova di cui alla Norma UNI 4715. 4.6.10. Protezione della sezione di incastro dei pali metallici (art. 4.7.05 -Norma CEI 64-7) La sezione di incastro dei pali metallici con fondazione di calcestruzzo non affiorante dal terreno deve essere protetta dalla corrosione mediante opportuni accorgimenti. 4.7. Verifiche, misure elettriche e modalità delle prove (per impianti di gruppo B) 4.7.1. Resistenza di isolamento verso terra L'intero sistema elettrico, all'atto della verifica iniziale, deve presentare una resistenza di isolamento verso terra non inferiore a: 2U0 MO L + N 1 per gli impianti di gruppo B) ; L = lunghezza complessiva dei conduttori delle linee di alimentazione in Km; N = numero delle lampade del sistema. La misura deve essere effettuata tra il complesso dei conduttori metallicamente connessi e la terra, con l'impianto predisposto per il funzionamento ordinario, e quindi con tutti gli apparecchi di illuminazione inseriti; eventuali messe a terra di funzionamento devono essere disinserite durante la prova. Eventuali circuiti non metallicamente connessi con quello di prova devono essere oggetto di misure separate; non è necessario eseguire misure sul secondario degli ausiliari elettrici contenuti negli apparecchi di illuminazione. Le misure devono essere effettuate utilizzando un ohmetro in grado di fornire una tensione continua non inferiore a 500 V. 4.7.2 Caduta di tensione lungo la linea di alimentazione per impianti in derivazione indipendenti La caduta di tensione nella linea di alimentazione, non tenendo conto del transitorio di accensione, in condizioni regolari di esercizio (a pieno carico ed anche, se previsto, con carico parzializzato) non deve superare il 5% salvo che il committente dell'impianto abbia concordato con il fornitore un valore diverso. La misura deve essere eseguita in condizioni regolari di esercizio, rilevando contemporaneamente la tensione ai morsetti di uscita dell'apparecchiatura di comando ed ai morsetti di alimentazione dei centri luminosi elettricamente più lontani. 4.7.3. Esame a vista L'esame a vista deve precedere le prove di cui sopra, ed essere effettuato, per quanto necessario, con impianto elettrico fuori tensione ed accertare, avvalendosi anche della documentazione di progetto che i componenti dell'impianto siano: - conformi alle prescrizioni di sicurezza; - scelti correttamente ed installati in conformità alla norma di riferimento (CEI-UNI) ; - non danneggiati visibilmente in modo tale da comprometterne la sicurezza. Gli esami da eseguire relativi all'impianto elettrico sono elencati all'art. 10.3.03 della Variante V1 alla Norma CEI 64-8. 4.7.4. Verifica degli impianti di terra e degli impianti di protezione Nell'ipotesi che l'impianto di illuminazione sia eseguito con componenti di Classe I, quindi con impianto di terra, è indispensabile procedere sia alla verifica iniziale dell'impianto di terra sia alla verifica biennale come previsto dal D.P.R. 547 del 27-41955. Tale verifica deve comprendere sia la misurazione della resistenza di terra, che la verifica dei conduttori di terra e di protezione. In aggiunta a detta verifica deve essere effettuata quella relativa al funzionamento del sistema di protezione con interruzione automatica dell'alimentazione. Le modalità relative sono contenute nella Norma CEI 64-8 e successive varianti. Nell'ipotesi che venga anche realizzato l'impianto di protezione contro i fulmini (esempio: torri faro) l'impianto di protezione deve essere verificato secondo le modalità prescritte dalla Norma CEI 81-1 fascicolo 687 dell'1-10-1984. CAPITOLO 5 GEOMETRIA DELL'INSTALLAZIONE PROGETTO FOTOMETRICO 5.1. Geometria dell'installazione La geometria dell'impianto è caratterizzata dai seguenti parametri: - larghezza della carreggiata = l; - altezza nominale dei centri luminosi = h; - sporgenza sulla carreggiata = s; - inclinazione sulla carreggiata = y; - interdistanza fra i centri luminosi = d; e dal tipo di disposizione. La determinazione di questi elementi, tenuto conto dei requisiti generali degli impianti, nonché delle distanze di rispetto ammesse (vedere tabella B), costituisce la parte più impegnativa della progettazione, in quanto i risultati migliori si ottengono da una valutazione complessiva, anziché da una ricerca per tentativi di singoli parametri. Larghezza della carreggiata (l) La larghezza della carreggiata si intende misurata tra i bordi della sede stradale vera e propria destinata alla circolazione dei veicoli. Tale larghezza condiziona tutte le altre grandezze caratteristiche dell'impianto. 5.3. Altezza nominale dei centri luminosi (h) L'altezza dei centri luminosi deve tener conto della larghezza della strada da illuminare. Tale altezza deve risultare da un compromesso tra due esigenze divergenti: da una parte, l'esigenza di collocare i centri luminosi il più alto possibile per ottenere una riduzione dell'abbagliamento ed una elevata uniformità di illuminamento nel senso trasversale della carreggiata, dall'altra parte l'esigenza di abbassare il più possibile i centri luminosi per ottenere la migliore utilizzazione del flusso luminoso sulla carreggiata. Un soddisfacente compromesso tra le varie esigenze si ottiene assumendo l'altezza uguale o leggermente maggiore della larghezza della carreggiata da illuminare (o di parte di essa). Pertanto se la disposizione è da un solo lato della strada (unilaterale) h . 1 l con la precisazione che le altezze vanno scelte tra i seguenti valori unificati (ved. cap. "sostegni") 8 - 10 - 12 Se la larghezza della carreggiata è superiore alle altezze unificate sarà necessario ricorrere alla disposizione bilaterale o biassiale (vedere oltre) e pertanto: h . 1 l /2 La Norma CEI 64-7 (art. 4.6.02) stabilisce che: "l'altezza minima sulla carreggiata di una qualsiasi parte di impianto deve essere pari a 6 m". Altezze inferiori, fino ad un minimo di 5 m, sono ammesse esclusivamente per le lanterne semaforiche. Altezze minori possono essere adottate in casi particolari previa autorizzazione del proprietario della strada. Per le altezze maggiori (15 - 18 - 20 m) l'uso di pali fissi è sconsigliato in quanto richiedono l'impiego di mezzi speciali; in questi casi va presa in considerazione la possibilità di impiegare torri-faro a corona mobile poste ad interdistanza maggiore con vantaggi, sia di sicurezza per la circolazione, sia di estetica. L'impiego della torre-faro a corona mobile è consigliato anche per l'illuminazione di parchi e giardini in quanto si ottengono i seguenti vantaggi: - i centri luminosi non interferiscono con lo sviluppo vegetativo delle alberature e quindi non si creano situazioni di conflittualità progettuale tra l'illuminotecnico ed il progettista dei giardini; - per la manutenzione dei centri luminosi non è più necessario, dopo la realizzazione, accedere con automezzi nei viali o prati con conseguenti benefici in termini ambientali e progettuali. 5.4. Interdistanza fra i centri luminosi L'interdistanza "d" è un parametro collegato all'altezza "h" del centro luminoso. Il rapporto tra interdistanza ed altezza è determinato dal grado di uniformità richiesto e dal tipo di distribuzione fotometrica degli apparecchi di illuminazione impiegati. Maggiore è l'interdistanza minori saranno i costi d'impianto e di gestione di un impianto, ma sarà altresì maggiore la disuniformità di luminanza sulla carreggiata. Nella tabella A sono riportati i valori adottati praticamente: Tipo di apparecchio stradala Tipo di lampade Cut-off Semi Cut-off Non Cut-off Proiettori asimmetrici Sodio bassa pressione (tubolare) Bulbo fluorescente o bulbo diffondente Hg ap, Na ao) 3 3,5 4 2,5 Lampada a bulbo trasparente (Na ap – Vapori di alogenuri) 3,5 4 4,5 2,5 Tabella A: rapporto d/h (orientativo) Il calcolo preciso del rapporto d/h è riportato nel paragrafo 5.9.2. 5.5. Sporgenza sulla carreggiata (s) La sporgenza dei centri luminosi rispetto al bordo della carreggiata è un parametro che interessa quasi tutti gli apparecchi di illuminazione per illuminazione stradale, sono esclusi quelli di tipo ornamentale a bassa altezza, quelli a sospensione ed proiettori asimmetrici. Oltre che vincolata da ragioni estetiche già citate nella parte 1a, la sporgenza ha una notevole influenza sulla uniformità della illuminazione e sul coefficiente di utilizzazione dell'impianto. Generalmente, tuttavia, sporgenze di oltre 0,25 h non contribuiscono a migliorare la resa dell'impianto e spesso fanno aumentare i costi ed il grado di abbagliamento oltre a danneggiare l'estetica. Tenendo conto delle ottiche attuali si consiglia di lavorare a sporgenza s = 0 oppure per le strade urbane, ove la presenza del marciapiede lo consente, si consiglia l'impiego di apparecchi a cima-palo e pertanto s = 0 Quando i sostegni vengono posti più lontano dal limite della carreggiata (art. 4.6.01 - Norma CEI 64-7): - arretramento: = 0,5 m per le strade urbane con marciapiede; - oppure: = 1,4 m per le strade extraurbane e per quelle urbane prive di marciapiede con cordolo; occorre provvedere con bracci adeguati a raggiungere almeno il limite della carreggiata (s=0) con il rispetto dello sbraccio W unificato (vedi 3.2.1.9) L'impiego di prolunghe e bracci telescopici illustrati nel paragrafo 3.2.1.9 consente di realizzare le sporgenze richieste mantenendo le altezze e gli sbracci unificati. Altri fattori da considerare sono: - l'ingombro estetico; - l'accesso agli apparecchi di illuminazione per la manutenzione; - la probabilità di collisione con i sostegni da parte dei veicoli; - il grado di abbagliamento dell'impianto; - la visibilità dei segnali stradali e del traffico; - la presenza della vegetazione nei viali alberati. Il sostegno deve essere addossato il più possibile al limite della proprietà (limite della sede stradale). Se il marciapiede è di larghezza = 1 m esaminare la possibilità di fissare gli apparecchi di illuminazione direttamente sulla facciata degli edifici confinanti: sono ora disponibili proiettori con flusso asimmetrico. Il palo per illuminazione non deve costituire una barriera architettonica: occorre garantire un passaggio della larghezza minima di 1 m affinché i pedoni possano transitare senza dover scendere sulla carreggiata. A riguardo occorre ricordare che, ai sensi del D.P.R. 27-4-1978 n. 384 nelle prossimità degli "edifici pubblici a carattere collettivo e sociale" i percorsi pedonali di collegamento tra gli accessi principali e la rete viaria esterna e con le aree di parcheggio devono avere una larghezza minima di 1,5 m (art. 3 D.P.R. 27-4-1978 n. 384). In conseguenza la collocazione dei pali per illuminazione, nelle adiacenze degli accessi principali di tali aree, deve tener conto della prescrizione di cui sopra. |
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